L’ossessione della simpatia

Un argomento di cui sarebbe bello parlare è la simpatia. La costante ricerca della felicità che attraversa ogni aspetto della nostra vita, privata e professionale, ha condotto ad una sopravvalutazione della simpatia. Se il fine è sentirsi bene e realizzati, circondarsi di persone molto simpatiche è il primo passo per riuscirci. Così capita sempre più spesso che, discorrendo delle cose più varie, domandiamo “ma è simpatico/a?” anche se stiamo parlando di un medico, di un dipendente, di un collega di lavoro, dei quali dovrebbe invece importarci la sola competenza professionale.

Una recente ricerca dell’Università di Chicago ha dimostrato quanto la simpatia sia diventata una qualità imprescindibile persino per gli amministratori delegati, più importante persino delle competenze professionali. Gli azionisti sopravvalutano le qualità interpersonali quando decidono di assumere un Ceo. Oggi, il carisma e la simpatia sono i fattori preponderanti della scelta.

Chi è simpatico sta bene con gli altri e li fa stare bene. Chi sta bene produce di più. Infatti, diversi studi hanno dimostrato come i lavoratori siano più produttivi quando si sentono felici.

Purtroppo i conti non tornano. Infatti, l’idea che spesso abbiamo della felicità e del benessere è totalmente fasulla, dice Romano Madera, fondatore dell’analisi biografica a orientamento filosofico, perché non tiene conto del principio di realtà. I manuali che continuano a venir pubblicati e che pretendono di insegnarci come essere felici producono disillusione, ci lasciano vittime di una modalità di pensiero che non riesce a concepire un certo grado di contentezza dentro una vita fatta anche di frustrazioni e sconfitte. È l’idea di felicità “mai problematica” che troppo spesso inseguiamo e che trova nella simpatia una delle sue emozioni-guida, che è sbagliata. È stato calcolato che impieghiamo 8 secondi per stabilire se qualcuno ci è simpatico o antipatico. Il nostro modo di vivere si basa sul fatto che bisogna impressionare immediatamente per avere un qualche risultato. La ricerca della felicità “facile” e la sopravvalutazione delle emozioni hanno per riflesso la sopravvalutazione della simpatia. Chi è simpatico vince. Chi è antipatico guadagna meno e fa meno carriera. Insomma, simpatici o antipatici? Abbiamo 8 secondi per saperlo

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