Cruciverba, sudoku, rebus a quanto pare non bastano. Per mantenere il cervello in forma come quello di un venticinquenne bisogna ragionare da Marine. Faticare fino all’esaurimento delle forze mentali nel tentativo di raggiungere traguardi nuovi. Bisogna impegnare la materia grigia addestrandola a superare ostacoli e raggiungere obiettivi sempre nuovi, ma soprattutto vivere di emozioni, non cercare la pace dei sensi. Tramonta il concetto della vecchiaia tutta riposo. La terza età non deve significare rinuncia, abitudine, va al contrario alimentata da nuovi stimoli. Sono giunti a queste conclusioni i ricercatori americani che hanno studiato con la risonanza magnetica nucleare la conformazione cerebrale di diciassette «supervecchi», i cosiddetti superager, confrontandoli a coetanei anziani, cioè rallentati da problemi di memoria o attenzione. La differenza è stata riscontrata in una zona del cervello deputata all’elaborazione delle emozioni. In altre parole, il segreto dell’invecchiamento di successo, traduzione italiana di superager, non risiede nelle regioni cognitive come sembrerebbe logico. La chiave è in quelle emotive. Gli esperti ci confortano: il successo si può conquistare allenando la mente a sforzi e sacrifici secondo il motto guerresco dei Marine, «Il dolore è la sofferenza che lascia il corpo». Prima della pensione eravate medici o ingegneri meccanici? Il consiglio è ricominciare da zero cimentandovi in nuovi interessi, ad esempio storia o astronomia. Stressatevi. È faticoso certo. Eppure i superager riescono ad affrontare difficoltà temporanee, stanchezza, frustrazione. Non manca certamente nel decalogo della prevenzione l’esercizio fisico, fondamentale a qualsiasi età.
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