Un interessantissimo articolo apparso da pochi giorni sul Corriere della Sera, introduce un tema ben noto e spesso trattato dallo Studio Mario Silvano, il passaggio generazionale e le sue difficoltà.
“In India, per catturare una scimmia, si usa la trappola della noce di cocco: si scava un foro e si fa scivolare all’interno del riso; la scimmia infila la zampa per prenderlo e resta incastrata, tradita dal pugno chiuso che stringe il riso”. C’è chi dice che anche noi siamo un po’ come le scimmie con il riso: non riusciamo ad aprire il pugno e mollare i nostri ruoli sociali, le nostre cariche, le nostre idee e così anche noi finiamo in gabbia.
Dall’ultimo report dell’Aidaf — Associazione italiana delle aziende familiari — risulta che dal 2007 al 2014 il numero dei «leader aziendali» over 70 sia cresciuto dal 14,7% al 22,6% nonostante sia dimostrato che, nella media, hanno performance inferiori rispetto ai leader aziendali più giovani. Lo sappiamo bene, mantenere la propria posizione è una forma di attaccamento alla vita, di resistenza alla paura di ciò che potrà avvenire nel momento in cui si lascia. Inoltre c’è il fattore “potere”: se lascio, non posso più decidere quello che voglio. È dura arrendersi al fatto che saranno altri, ad avere l’ultima parola, anche se questi fossero i propri figli.
Certo, restare attivi, agganciati al presente e ai propri interessi, è l’atteggiamento corretto con cui affrontare la vecchiaia, ma allora: qual è il momento giusto per lasciare? Noi pensiamo che vada fatta una distinzione fra il desiderio di continuare a essere attivi, trasmettere quanto appreso nel tempo, e il voler rimanere ancorati ad un posto di potere o a un ruolo sociale. Sono due percorsi molto diversi, due modi di vedere (e vivere) la vita.
«Se lascio il ruolo di presidente, di direttore, ma anche quello di madre, di figlio, di fidanzato, chi sono?”. Mollare la presa invece è una capacità importantissima. Una capacità che noi pensiamo si possa imparare. Ovvio, un po’ ce la insegna la vita, ma un po’ dobbiamo apprenderla in autonomia, magari seguendo dei corsi ad hoc, cuciti su misura sulle reali necessità della situazione e in relazione alle persone coinvolte. Diciamocelo, è un po’ come cercare la mossa migliore negli scacchi: ogni situazione è diversa. Bisogna capire in profondità che cosa significhi essere attaccati a qualcosa, bellissima sensazione, e insieme che cosa voglia dire mollare, lasciarsi andare, sensazione altrettanto bella. Solo attraverso la piena conoscenza di entrambe le posizioni si potrà decidere con cognizione di causa. Scoprite cosa lo Studio Mario Silvano può fare per permettervi di passare il testimone senza preoccupazioni o ansie. www.studiomariosilvano.it

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