E’ questa la provocazione di un interessante articolo comparso pochi giorni fa sul Corriere della Sera che trattava di una particolare specie umana: gli antipatici sul lavoro. Questi sono i personaggi più esigenti, non chiudono mai un occhio, a cominciare da se stessi. Pretendono, non si accontentano e talvolta sono così testardi e poco malleabili da risultare “impossibili”.
Eppure, oltre che per una questione di autostima, essere esigenti, soprattutto in posizioni di comando, è l’unico modo per raggiungere determinati risultati. Gli studi sulla leadership seguiti anche dallo Studio Mario Silvano, hanno dimostrato che un modello troppo democratico non sempre è funzionale. Ma anzi, quando si ha poco tempo e scarse risorse, la condotta autoritaria, dopo anni di opinioni contrarie, risulta quella più efficace. Inoltre, gli antipatici, adottano sì una logica molto autoritaria, ma anche molto meritocratica.
A nostro avviso, l’importante è che le regole vengano applicate in maniera funzionale, e non per creare un clima di ansia o terrore. Essere esigenti in contesti di lavoro che tendono all’omologazione è un elemento positivo. Infatti, consente il proliferare di nuove idee. I top manager, in tal senso, possono permettersi di osare di più, di essere innovativi e così di stimolare anche gli altri. Voi che genere di leader pensate di essere? Siete più empatici o antipatici? Scopritelo con il nostro Self Assessment sulla leadership manageriale: http://www.studiomariosilvano.it/landing/self-assessment-sulla-leadership-manageriale/ Scriveteci a direzione@studiomariosivano.it per saperne di più.

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