«L’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo» ricordate le parole di Gordon Gekko in Wall Street? Mi ha colpito questo argomento apparso sulla stampa. Se qualcuno dovesse ancora avere dubbi sul fatto che il personaggio interpretato da Michael Douglas avesse torto, li può tranquillamente fugare. A deprecare questo concetto, non sono più solo le naturali considerazione sociali ma, da oggi, anche gli studi scientifici. Esistono scuole di pensiero che inquadrano l’avarizia fra gli elementi imprescindibili dell’uomo, sostenendo (un po’ come Gekko) che essere avidi sia necessario per il benessere dell’uomo e che l’avidità sia strettamente connessa con l’auto-conservazione. Insomma, le persone più inclini all’accumulo potrebbero essere quelle che se la passano meglio. Ma la domanda esistenziale da porsi è: l’avido è felice? Pare di no, secondo gli ultimi studi pubblicati sul British journal of psychology. La conclusione a cui sono giunti questi psicologi è proprio opposta: chi è avido non è quasi mai felice, proprio a causa della sua insaziabilità, che lo rende un insoddisfatto cronico. Chi è avido si aspetta di essere più felice con più denaro, ma appena raggiunto lo scopo il suo pensiero, si “resetta” sulla nuova condizione e s’innesca così immediatamente il bisogno di accumulare ancora. Insomma, per gli avidi l’obiettivo si sposta continuamente. Si è di fronte a un tratto del carattere decisamente irrazionale, poiché si fonda su un desiderio senza fine che, per definizione, non potrà mai essere soddisfatto. Il fatto è che chi è patologicamente avido difficilmente se ne rende conto. Per lui il denaro potrebbe addirittura funzionare come una vera e propria droga in chiave neurobiologica, simulando altri incentivi a livello cognitivo.
Ricerche in ambito neuro-economico hanno del resto già messo in evidenza, con tecniche di visualizzazione cerebrale, che in presenza del denaro, vengono attivati specifici centri del cervello. Insomma, altro che “l’avidità è giusta” come si sosteneva in Wall Street. Il risparmiare è un rapporto positivo con il denaro.
Questa descrizione “patologica” del rapporto con il denaro vi appartiene o pensate di vivere una relazione sana tra ricchezza e felicità?
Se invece riconoscete, in questa descrizione qualcuno dei vostri: capi, collaboratori e/o clienti, lo Studio Mario Silvano con le sue attività di formazione e coaching individuale può esservi d’aiuto nel relazionarvi con più efficacia con questi interlocutori “non certo facili”, e che posseggono una scala di valori certamente diversa dalla nostra. www.studiomariosilvano.it

Lascia un commento