Che ridere faccia bene è un fatto noto, ma solo da pochi anni si è sviluppato tutto un mondo attorno a questo concetto. Fenomeno che ne è derivato è l’ormai acclamato Yoga della Risata.
A quanto pare, il corpo umano non sa distinguere tra una risata vera e una simulata, entrambe infatti producono la stessa chimica delle felicità.
Attraverso una risata il nostro corpo innesca il rilascio delle endorfine, preziosissime sostanze antidolorifiche che hanno proprietà simili alla morfina. Perché il processo abbia inizio, bisogna ghignare almeno per 12 minuti.
Oggigiorno lo yoga della risata viene praticato anche in moltissime scuole e aziende, il sorriso e l’entusiasmo, dopotutto, sono essenziali nella vendita e nel rapporto col cliente, e consiste nell’apprendimento delle tecniche che permettono di produrre una risata potente e prolungata senza bisogno di coinvolgere le abilità cognitive. Molti gli studiosi che hanno dedicato le loro vite allo studio di questo fenomeno; il più noto è forse il Dott. Patch Adams.
Ma ridere a comando non sembra poi così facile come intristirsi, dove nel concreto basta tornare col pensiero a dei ricordi infelici o a situazioni non piacevoli, ci sono delle tecniche particolari che vanno apprese per riuscirci.
In molti si domandano se non sia sbagliato fingere di provare un emozione, ma la psicologa Silvia Gangemini leader di questo tipo di yoga, afferma che non lo sia affatto. Scegliere di ridere non significa non vivere la tristezza o esorcizzare la sofferenza, ma ci aiuta e recuperare la capacità di percepire gli aspetti piacevoli della vita. Per concludere, la risata favorisce il contatto emotivo tra le persone e con noi stessi ed è un vero e proprio tesoro, un rimedio in grado di promuovere il nostro benessere fisico e psicologico.
Insomma fake it till you make it, fai finta finché non diventa vero. Fingi di essere felice e lo diventerai realmente. Ci credete? Sareste disposti a provare questo nuovo “sport”?

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