Le persone curiose sono quasi sempre un “asset” importante per le aziende e membri preziosi dei team di lavoro.
Mike Renahan sul blog di Hubspot ha elencato le caratteristiche con cui la curiosità si manifesta:
I curiosi amano imparare
Le persone curiose non sono soddisfatte finché non padroneggiano il tema di cui si stanno occupando e tendono a voler sperimentare finché non sanno abbastanza per trovare la soluzione giusta.
I curiosi non temono le domande
Quando si avvicinano a qualcosa di nuovo, le persone curiose non hanno paura di fare domande se pensano che le risposte li aiutino a capire meglio la questione. Un grande vantaggio per ogni tipo di business, dove imbattersi in situazioni nuove è più la regola che non l’eccezione.
I curiosi hanno buone competenze relazionali
I curiosi sono spesso ottimi ascoltatori e conversatori, in grado di relazionarsi con i clienti e focalizzarsi sui loro bisogni, aspettative e obiettivi.
I curiosi difficilmente si annoiano
Indipendentemente dal contesto o dalla situazione, le persone curiose trovano sempre qualcosa di interessante che attira la loro attenzione.
I curiosi mettono tutto in discussione
Le persone curiose non hanno paura di mettere in discussione pratiche aziendali consolidate né di esplorarne le possibili alternative.
I curiosi si automotivano
I curiosi tendono a pensare in modo più positivo rispetto agli altri e più difficilmente si lasciano abbattere, perché ogni difficoltà è uno stimolo per trovare la soluzione.
E voi? Vi ritenete persone curiose? Vi circondate di curiosi?

Giovanni Bombardieri
Sono assolutamente d’accordo, e vedo che questo vale anche per l’apprendimento in età scolare (ho due figli che vanno a scuola e fanno fatica ad essere curiosi in merito a ciò che studiano).
Ho sempre cercato di “incuriosire” il mio team in modo da stimolare la ricerca di soluzioni nuove. Un buon manager dovrebbe preoccuparsi anche di questo aspetto. E’ vero che la curiosità è una caratteristica innata (o no?), ma spero che la si possa anche sviluppare attraverso il “contagio” diretto.
Grazie per il bell’articolo