Il team non funziona e se fosse un problema di leadership?

Anche questa settimana, torniamo sul tema della Leadership. Qualche tempo fa, è uscito sul Sole24 ore, un interessante articolo, inerente alle caratteristiche del “buon leader”. Ne riporto qui degli stralci, poiché lo Studio Mario Silvano è sempre attento a conoscere e  ad aggiornarsi su questo tema, che per noi è fulcro centrale di molti corsi e consulenze.

«Non è un dipendente capace»; «No, non è un buon capo!». Quante volte abbiamo assistito a questo genere di dialoghi? E il dubbio, in questi casi, è sempre uno solo: chi ha ragione?

Da una parte ci possono essere manager che non sono in grado di gestire i propri team e tirare fuori, da loro, il meglio. Dall’altra, però, ci possono anche essere dipendenti che non dimostrano il proprio impegno.

Il compito di ogni buon manager è capire le motivazioni che portano i dipendenti a non lavorare come ci si aspetterebbe da loro, e metterli invece nelle condizioni di lavorare al meglio.

In base alla mia esperienza, ho capito che le circostanze che generano questo tipo di conflitti sono quasi sempre le stesse. E quasi tutte hanno una soluzione semplice ed immediata, in grado di riportare la serenità in ufficio.

Quella più comune è legata alla gestione del tempo. Capita spesso che qualcuno non rispetti le scadenze assegnate. In questi casi, l’aspetto fondamentale è capire da cosa dipende questo ritardo.

E se tutto fosse legato ad una comunicazione interna non efficace?

Questo è un punto cruciale: un buon manager deve essere in grado di fornire tutte le informazioni e gli strumenti necessari affinché la sua squadra possa portare a termine i compiti assegnati e rispettare le scadenze.

Invece, un altro aspetto potrebbe essere legato alle relazioni all’interno dei team. Ecco perché è fondamentale che ogni manager sia in grado di capire, magari già in fase di colloquio, gran parte degli aspetti caratteriali ed evitare di assumere un candidato che, molto probabilmente, non sarà in grado di integrarsi nel team.

Può succedere, anche, che qualche conflitto sorga strada facendo. In questo caso, il manager deve assolutamente capire in fretta da dove abbia origine.

Se la persona non riesce a lavorare in modo ottimale in gruppo, può non dipendere semplicemente da differenze caratteriali o da incapacità. Può essere che dia il meglio di sé quando lavora da solo, in autonomia.

Un buon leader, dunque, deve comprendere questa situazione e fare in modo che tutti siano in grado di lavorare nelle condizioni per loro più favorevoli. A questo si collega, infine, un altro aspetto che non deve essere dimenticato. Quando le performance di qualcuno non migliorano, non è sempre colpa della scarsa volontà o, peggio, della mancanza di competenze. Ho imparato, nel corso della mia lunga esperienza al fianco delle aziende italiane, che in moltissimi casi di questo tipo c’è un solo problema: l’assenza di feedback e di direttive.

Credo, quindi, che prima di considerare un dipendente poco capace, svogliato o come elemento negativo del team, si debba fare un’analisi molto approfondita della situazione e trovare una soluzione. In fondo, gestire le persone e tirar fuori da loro il meglio è compito del manager. E voi che leader siete? Scopritelo insieme a noi attraverso check-up personalizzati e incontri su misura. direzione@studiomariosilvano.it

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