Superare la paura del public speaking

Uno dei grandi temi della formazione manageriale in Italia, è rappresentato da sempre dal così detto “public speaking”. Manager e Top Manager, appena fatto il salto di carriera, cercano di superare, con le tecniche più disparate, la paura e i blocchi causati dal parlare in pubblico.

Ecco un interessantissimo articolo, comparso qualche anno fa sul Sole 24ore, che parla del fenomeno, utilizzando gli stessi termini che usiamo noi dello Studio Mario Silvano.

 

Una cosa è certa: esporsi in pubblico, sia davanti a una folta platea, che di fronte a un gruppo più ristretto, costituisce una situazione di stress. In genere il livello è minore per chi è avvezzo al public speaking, mentre cresce per i neofiti. Così come le prime volte che guidiamo un’automobile siamo un po’ in tensione e abbiamo paura che qualcosa possa andare storto, ma poi man mano che acquisiamo destrezza cominciamo anche a provare piacere nel guidare. Allo stesso modo, chi è costretto per ragioni lavorative a presentare, discutere, rendicontare davanti ad altri può inizialmente provare quell’ansia tipica di tutti coloro che si confrontano con qualcosa di nuovo. Poi, quando l’attività del parlare in pubblico diventa costante, probabilmente il livello di ansia diventerà più sopportabile. Del resto, anche un attore prima di salire sul palco si sente molto agitato ma quell’agitazione non gli impedisce di riuscire a recitare.

Succede a volte che l’ansia sembri non andare via nemmeno con la “pratica”. In questi casi, si innescano i meccanismi tipici di quella che comunemente viene definita ansia da “prestazione” o ansia anticipatoria. Quando oltrepassa una certa soglia, l’ansia peggiora la qualità della nostra prestazione e in definitiva ci fa stare male.

L’ansia che si associa al parlare in pubblico si può tradurre in pensieri come questi: “Il mio discorso non sarà perfettamente comprensibile, gli altri non capiranno o si disinteresseranno, diventerò tutto rosso e gli altri si accorgeranno che sono in ansia, gesticolerò troppo e gli altri penseranno che non sono un bravo comunicatore, si faranno una brutta opinione di me, ecc”.

Parlare in pubblico è di per sé ansiogeno proprio in quanto rappresenta una situazione nella quale siamo più esposti al giudizio degli altri.

Il problema insorge, in particolare, quando abbiamo davanti un pubblico numeroso e costituito da persone poco conosciute. Non abbiamo certezza che gli altri si formeranno di noi un’immagine positiva, e in questo caso, come sempre accade, a giocare un ruolo importantissimo saranno due elementi: da un lato le aspettative (positive o negative) che abbiamo nei confronti degli altri (e del loro giudizio), e dall’altro, soprattutto, l’idea che abbiamo di noi stessi come persone capaci (o incapaci) e competenti (o incompetenti).

In altre parole, quando non abbiamo molti elementi per prevedere come gli altri ci giudicheranno, ci rifacciamo a quelli che sono i nostri consueti schemi mentali.

Se, nonostante i successi, i risultati positivi che ho ottenuto nella mia vita e i riconoscimenti che ho avuto, non sono perfettamente soddisfatto di me, ma mi vedo come una persona non del tutto adeguata, probabilmente mi aspetterò che gli altri prima o poi se ne accorgano e dunque potrei fare più fatica ad affrontare le occasioni di public speaking.

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